DIRITTO ALLA RISERVATEZZA

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Il D. lgs. 196 /2003 in tema di protezione dei dati personali ha inglobato la disciplina sulla riservatezza e sull’attività giornalistica. Il termine riservatezza ha origini anglosassoni ed è previsto nell’art. 8 della L. 848 del ’55 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, oggi inglobata nella Costituzione europea, stipulata tra gli stati aderenti al Consiglio d’Europa nel 4.11.1950 e resa esecutiva con la L. 848 del ’55.  diretto alla tutela del proprio ambito personale e familiare da ingerenze esterne.

 La riservatezza va tenuta distinta dalla segretezza, in quanto mentre la prima è la violazione della propria sfera personale da parte di soggetti estranei al proprio ambito; la seconda, invece, è la violazione della sfera personale da parte di soggetti che possono anche essere del  nucleo familiare.

 La L. 675/96 conferma alcuni punti della riservatezza, tra cui il consenso per il trattamento dei dati personali,  a cui si aggiunge l’autorizzazione del garante per i dati sensibili.

La riservatezza ha una duplice tutela: il garante ed il giudice ordinario. Essa, però, presenta taluni limiti configgenti: da un lato lo stesso diritto alla riservatezza, dall’altro il diritto all’informazione che si estrinseca attraverso l’attività giornalistica della critica, commento fatto dal giornalista in base alle proprie convinzioni;  cronaca, narrazione oggettiva del fatto; e satira, rappresentazione burlesca di alcuni episodi che costituiscono rappresentazione artistica .  Il diritto alla riservatezza non è violato: 

-         in caso di interessi pubblici di un personaggio;

-         interessi pubblici alla  notizia;

-         attendibilità della fonte;

-         veridicità e linguaggio non offensivo;

-         attualità della notizia;

-         essenzialità della  notizia    

  Una grossa innovazione legislativa in tema di riservatezza è il d. lgs. 196/2003, entrato in vigore il 01.01. 2004 conosciuto come T.U. in materia di riservatezza e dal legislatore definito Codice in materia dei dati personali. Oggi il concetto di riservatezza si intende al di fuori del limitato aspetto della intimità individuale e domiciliare, intendendosi più specificatamente il diritto alla libera estrinsecazione della propria personalità, da un lato, senza intromissioni e condizionamenti provenienti dall’esterno, e dall’altro con il divieto, salvo autorizzazioni, di non consentire pubblicizzazioni e comunicazioni verso terzi. Il diritto alla riservatezza tutela particolari modalità di estrinsecazione della propria personalità in relazione alle intromissioni all’esterno nella propria sfera personale, ma anche per evitare pubblicizzazioni all’esterno del proprio essere. Oltre alla L. 848/55 che ha reso esecutiva la Convenzione di Strasburgo del Consiglio d’ Europa, si rinvengono elementi di tutela sia nella nostra costituzione, artt. 13-14-15 cost. in tema di tutela della libertà personale, inviolabilità di domicilio, libertà e segretezza della corrispondenza, sia in alcune leggi ordinarie del  nostro ordinamento, quali: art. 126 della L. 633/41 nota come legge sul diritto d’autore che tutela il diritto dell’autore a non rendere nota la paternità intellettuale dell’opera, c.d. diritto di anonimo; art. 5 L. 194/78 in tema di interruzione di gravidanza.

Il diritto alla riservatezza ottiene un suo definitivo e esplicito riferimento con la L. 675 /96 abrogata con la legge 196/2003 in cui si parla della tutela alla persona e del rispetto al trattamento dei dati personali. Il d. lgs. del 2003 non ha modificato l’impalcatura di fondo della L. 675/96, ma ha creato un unico corpus legislativo in materia dei dati personali con alcune diversificazioni. I punti salienti della L. 675/96  erano:

-         consenso informato, ovvero del necessario consenso del soggetto interessato per quanto riguarda il trattamento dei dati personali;

-         l’istituzione del garante, come autorità amministrativa indipendente che emette provvedimenti impugnabili davanti a giudice ordinario ed ha per certi aspetti anche funzioni giurisdizionali; 

-         autorizzazione del garante al trattamento dei dati personali che se riguardano particolari aspetti della persona vengono definiti dati sensibili, potendo ricorrere anche l’ipotesi dell’autorizzazione omnibus del garante, nel caso di banche o assicurazioni. Si tratta di un’autorizzazione preventiva e generalizzata del garante per i dati sensibili

-         tutela sia amministrativa che giurisdizionale;

-         la previsione di una particolare ipotesi di responsabilità, ricondotta alla responsabilità ex art. 2050 c.c.  per chi cagiona danno ad altri;

-         l’introduzione di specifiche sanzioni amministrative e di particolari ipotesi di reato.

La L. 675/96 tutela il diritto alla riservatezza in molti aspetti, tuttavia, in modo non esaustivo; per detto motivo, il d. lgs. del 2003 ha ad oggetto un limitato settore del diritto alla riservatezza, ovvero la protezione  dei dati personali, ovvero quei dati che identificano la persona con riguardo particolare al diritto all’identità personale, attraverso un insieme di dati che concorrrono ad individuare la persona ( ideologia, religione). Ne consegue, dunque, che il trattamento dei dati personali consiste in qualunque operazione di raccolta, registrazione di tali atti che esteriorizza il dato personale. Il dato personale comprende una species del dato personale, il c.d. dato sensibile che riguarda la identità personale dei soggetti, l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose e politiche, l’adesione a partiti o sindacati nonché lo stato di salute e la vita sessuale. Tale distinzione è già presente nella L. 675/96, e la sua importanza consiste nel fatto che il dato sensibile è un dato particolarmente delicato sull’identità personale, per cui mentre per il trattamento del dato personale è sufficiente il consenso del titolare, per il dato sensibile, invece, oltre il consenso dell’interessato occorre l’autorizzazione del garante. Nel d. lgs, quindi, vi sono ulteriori dati:

-         giudiziari, in materia di casellario giudiziario, c.d. carichi pendenti;

-         dati sanitari.

L’esplicito consenso dell’interessato per quanto riguarda i dati personali è previsto sia dalla L. 675/96 che dall’attuale codice. In alcuni casi è necessario che oltre al consenso dell’interessato vi sia anche l’autorizzazione del garante, e per evitare intoppi di carattere pratico sul piano burocratico è stata prevista la c.d. autorizzazione omnibus, per banche ed assicurazioni, per il trattamento di dati sensibili. Pertanto, è preventiva l’autorizzazione omnibus per categorie generalizzate di soggetti senza che, pertanto, di volta in volta occorra l’esplicito consenso di quel determinato soggetto in relazione a quel particolare dato.

Relativamente alla figura del garante si parla di  autorità amministrativa indipendente. 

In ordine al consenso informato, ovvero del necessario consenso del soggetto interessato per quanto riguarda il trattamento dei dati personali, si richiede l’obbligo da parte di chi effettua il trattamento dell’informativa ex art. 13 ovvero rendere noto agli interessati la possibilità di trattare i loro dati personali. Tal consenso è valido solo se liberamente espresso in forma specifica e documentata per iscritto. Il garante, inteso come autorità amministrativa indipendente che emette provvedimenti impugnabili davanti al giudice ordinario e dotato per certi aspetti anche di funzioni giurisdizionali, è un organo collegiale che dura in carica 4 anni, con 4 componenti, due eletti dal Senato che nel loro ambito eleggono un presidente ed un vicepresidente.

In caso di mancato consenso al trattamento dei dati sensibili e senza il provvedimento del garante si risponde ai sensi dell’art. 2050 c.c., in quanto il principio del neminem laedere trova applicazione anche in relazione alla tutela degli interessi personali. In tal caso spetta al convenuto in giudizio evidenziare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno.

L’art. 29 della L. 675/96 prevede che tutti i diritti ex art. 13 possono essere fatti valere davanti all’autorità giudiziaria o con ricorso al garante. Successivamente si è avuta una differenziazione delle due tutele. L’art. 152, infatti, è stato contemplato per la tutela giurisdizionale davanti al giudice ordinario, per la tutela di tutte le controversie non solo per i diritti ex art. 13. Il punto n. 6 dell’art. 152 dispone che in caso di pericolo grave ed irreparabile il giudice può emanare i provvedimenti necessari con decreto motivato. Oggi, dunque , non c’è più una tutela alternativa in virtù della quale per i provvedimenti risarcitori era competente il giudice ordinario e per quelli inibitori era competente il garante, bensì tutte le controversie sono rimesse al giudice ordinario, ed al garante spetta la tutela dei diritti ex art. 13; tuttavia, una volta adito il garante non è  possibile ricorre all’autorità giudiziaria, sebbene i provvedimenti del garante siano di natura giurisdizionale ed appellabili davanti al giudice ordinario.

Pertanto, l’impianto di fondo della L. 675/96 rimane inalterato, ovvero: il consenso, il garante, la sua autorizzazione, la responsabilità ex art. 2050 c.c.. Le novità riguardano, invece, i destinatari di tale tutela che vengono identificati in una pluralità di soggetti  (associazioni, enti, sia riconosciuti che non ), a differenza di prima quando vi era solo un accenno alle persone giuridiche; il T.U.  del 2003 prevede, inoltre, la tutele dei dati giudiziari, dei dati sanitari e degli ultrasensibili, che attengono alla sfera sanitaria e sessuale del soggetto;  infine, l’introduzione di allegati,  non presenti nella vecchia legge, che integrano la disciplina della tutela dei dati personali. Uno di questi allegati riguarda la regolamentazione dell’attività giornalistica.   

 È possibile pertanto, un raffronto tra la tutela al diritto della riservatezza e la tutela in relazione all’attività giornalistica, la quale costituisce un’eccezione rispetto al trattamento dei dati personali. Si parla di eccezione dovendosi comparare diversi interessi.

L’attività giornalistica formalmente è un’attività libera in quanto si svolge senza autorizzazioni o censure. Ad essa fa riferimento il combinato disposto dell’art. 21 cost. e dell’art. 1 del codice deontologico del giornalismo, che indica un principio generale con  riferimento alla costituzione della libertà dell’attività giornalistica. Regola fondamentale è quella dell’essenzialità dell’informazione. Pertanto si distinguono:

-         cronaca: dove si riporta oggettivamente un  fatto, la notizia in sé, lo svolgersi di una determinata vicenda;

-         critica: è la valutazione, il commento del giornalista che egli fa in base alla sua identità personale;

-         satira: è la rappresentazione caricaturale di un evento per generare ilarità.

In relazione a tali aspetti la giurisprudenza ha individuato precisi limiti quali:

-         interesse pubblico alla  notizia, ovvero l’esigenza di informare e di essere informati;

-         attendibilità o veridicità della fonte, ovvero la verifica che il giornalista deve compiere in relazione alla notizia stessa;

-         linguaggio, c.d. continenza sostanziale,  da distinguere dalla continenza formale, che riguarda l’attendibilità della fonte, è il linguaggio che non deve essere palesemente offensivo, senza ingiurie  frasi offensive.   

Inoltre, secondo il codice giornalistico vi sono ulteriori parametri  per stabilirne la conformità alla legge, quali:

-         essenzialità della  notizia, ex art. 6 cod. deontologico, per cui la notizia non va estesa a circostanze o persone estranee alla stessa;

-         attualità della  notizia, per cui la notizia va riportata al tempo in cui è avvenuta, da cui deriva il c.d. diritto all’oblio, ovvero il diritto ad essere dimenticati, qualora la notizia non fosse più attuale.

   a cura dell’ Avv. Eleonora Flammia e Dott.ssa Gaia Ferro del Giudice

settembre 2009

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