SCRIPTA MANENT

La sfogliatella


L’articolo 516 del Codice Penale era diventato il killer della sfogliatella e l’incubo dei pasticcieri napoletani deputati alla confezione del celeberrimo pasticcino, era diventata la voce del poliziotto sanitario di turno che ripeteva come in un sogno ossessivo: “chiunque pone in vendita o mette altrimenti in commercio come genuine sostanze alimentari non genuine è punito con la reclusione fino a…” e lo spettro del carcere era la tela di ragno entro cui s’ingarbugliavano le mani di chi, onorevolmente, tramandava ai posteri l’ardua fatica che aveva portato le suore del convento Santa Rosa di Amalfi a gareggiare con le loro consorelle della Martorana di Palermo in fatto di confezione di delizie che sarebbero divenute immortali. L’impenitente imputato, celato nei frigoriferi dei pasticcieri napoletani era il “Ricottone” ed era colpevole di non aver alcun contenuto di grasso, cosa che lo conduceva dritto dritto nell’articolo 516 del Codice Penale che lo riteneva non genuino perché senza grasso – e che avrebbero dovuto dire tutte la mannequin che sfilavano  sulle pedane dei grandi sarti? Quante querele per diffamazione avrebbero dovuto sporgere sentendosi dire: tu non sei genuina perché non hai grasso?  Ma la ricotta o il ricottone era un’altra cosa e non poteva sentirsi offeso da un’accusa di non genuinità profferita da un articolo del Codice Penale, cosicché aveva quasi deciso di entrare in sciopero con grave danno della tradizione tra la disperazione dei golosi e dei pasticcieri che si sarebbero sentiti orfani. Ebbene, lo sciopero era vicino, gli organismi sindacali erano in subbuglio, l’oltraggio della denunzia aveva raggiunto nientedimeno che il Presidente dei pasticcieri napoletani decano nella confezione delle sfogliatelle ed emblema della categoria, il quale invocava la protezione di San Gennaro, Santa Rosa, San Pietro, Santo napulitano e ‘n Paraviso capo guardapurtone, perché San Pietro avrebbe dovuto privare i Guardiani del Carcere di Poggioreale delle chiavi che avrebbero consentito lo spalancarsi ed il chiudersi delle porte che avrebbero vigilato sulla detenzione del povero e malandato Presidente. Era quasi tutto pronto, gli avvisi di causa erano stati notificati, i vigili sanitari citati come testi, il campione sequestrato di ricottone, la cui analisi eseguita senza e con esame elettroforetico,  suo castigamatti perché scopriva tutti i suoi lati deboli e le sue mancanze, come Mourinho non riusciva a tacere l’ossessivo ritornello (niente accento portoghese per un prodotto dei Monti Lattari):zero titoli di grasso. Intanto il Presidente, da Piazza Garibaldi, dove aveva sede il luogo del commesso delitto, non riusciva a distogliere lo sguardo dalla strada che attraverso corso Novara, calata Ponte di Casanova, Piazza Nazionale e infine via Nuova Poggioreale lo avrebbe condotto inesorabilmente in una cella di quel luogo infame tra assassini ladri e sfruttatori… perché aveva osato usare… il Ricottone cioè la Ricotta sfruttata al massimo. Quale ignominia, sentirsi come uno sfruttatore avendo scremato tutto il grasso dalla ricotta… e si che il nome in dialetto dello sfruttatore prendeva origine proprio dalla Ricotta. Il dramma era all’epilogo non vi erano speranze, la giurisprudenza era chiara: il Ricottone era fuorilegge, le porte del carcere stavano per schiudersi! Nei palazzi, però qualcuno vigilava ed ordiva trame, cosicché un congiunto del Presidente parlando con un giovane (allora) avvocato gli prospettò la situazione ed il giovane avvocato decise di affrontare la battaglia quasi senza speranza. Venne il giorno e il Presidente tremolante non riuscì a presentarsi in Pretura davanti al Giudice, un Pretore, per fortuna, esperto di cose napoletane, conoscitore di pizze sfogliatelle e pastiere, che accolse con buon animo l’avvocato e le sue tesi difensive.  Come poteva confezionarsi la sfogliatella se non con il Ricottone, ossia con ricotta senza alcun contenuto di grasso? Come avrebbe retto alla cottura, in forno, se il pasticciere avesse usato una ricotta con il regolare contenuto di grasso che si sarebbe aggiunto agli altri grassi della lavorazione, soprattutto con riferimento allo strutto? La teoria della somma dei grassi, killer della sfogliatella, che si sarebbe “squaquaracchiata” (disfatta) appena dopo uscita dal forno diventando immangiabile ed impresentabile, fece breccia nelle convinzioni bene o male radicate di quel Pretore che aveva pronunciato moltissime sentenze di condanna per lo stesso fatto e accogliendo la richiesta del difensore nominò un perito perché si pronunciasse sulla veridicità di quanto asserito dal difensore in ordine “alla somma dei grassi, killer della sfogliatella”. Decise, così,  di non andare lontano, nominando un pasticciere noto produttore di sfogliatelle, che apriva la sua bottega nella piazza della Pretura e che gli era noto, per la eccellente qualità delle stesse. Il pasticciere, dopo aver giurato, confermò che “la somma dei grassi” avrebbe reso immangiabile ed impresentabile la sfogliatella ed il Giudice assolse! Fu il trionfo del Ricottone che da allora sbeffeggiando le guardie sanitarie troneggia in tutti i laboratori di pasticceria napoletani e la salvezza per il Presidente. 

L’avvocato del diavolo.

di Francesco Russo 

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