"Facciamo il Punto" a cura dell'avv. Alessandro Gargiulo, Home page

RICONOSCIMENTO DI MATERNITÀ – MINORE DICHIARATO ADOTTABILE


baby-821625_960_720La dichiarazione di adottabilità del minore nato da un parto in anonimato non preclude alla madre biologica di richiedere il riconoscimento di maternità. Tale richiesta sarebbe inammissibile allorquando, a seguito della dichiarazione di adattabilità del minore, segua l’affidamento preadottivo.http://www.dirittoegiustizia.it/images/spacer.gif Così ribadito dalla Corte di Cassazione, sez. I Civile, con la sentenza n. 31196/18, depositata il 3 dicembre 2018.

Un parto in anonimato e una madre che richiede il riconoscimento di maternità: sono questi gli oggetti della controversia giunta innanzi al Tribunale dei minorenni di Perugia. A fronte del parto in anonimato si apriva un procedimento di adozione abbreviata e solo successivamente la madre, che aveva mutato la propria volontà, presentava istanza per la sospensione della procedura per la dichiarazione dello stato di adottabilità, richiedendo contestualmente il riconoscimento della maternità. Il Tribunale respingeva la richiesta di sospensione della procedura e dichiarava inammissibile la domanda di riconoscimento della maternità. La madre proponeva appello ma, la Corte del riesame pur dando atto della tempestività della richiesta di sospensione del procedimento, rilevava che il Tribunale territoriale aveva infine dichiarato lo stato di adottabilità del minore: dichiarazione che rendeva inammissibile l’appello proposto per sopravvenuta carenza di interesse ad impugnare la decisione che respingeva la sospensione del procedimento di adottabilità poiché oramai definito. La madre propone ricorso in Cassazione. 

Gli Ermellini ribadiscono che il riconoscimento materno dopo il parto in anonimato non è precluso dalla sola sopravvenuta declaratoria di adottabilità del minore e sarebbe – non nullo – ma inefficace solo se tale declaratoria sia seguita dall’affidamento preadottivo, che nella specie non pare fosse in atto. La Corte territoriale non poteva riscontrare la mancanza dell’interesse della madre a impugnare la sentenza di primo grado poiché l’appellante poteva ancora procedere al riconoscimento del figlio.
In conclusione, il Tribunale dei minorenni prima e la Corte d’Appello poi avevano di fatto «svuotato» il diritto della madre al ripensamento poiché avevano negato in maniera del tutto arbitraria la concessione del termine per addivenire al riconoscimento. La Suprema Corte accoglie il ricorso con rinvio.

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